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Betty segue odori che io non riuscirò mai a percepire. Tyler — cieco, lo ricordi — si muove tra i tronchi con una sicurezza che mi lascia senza fiato ogni volta. Il bosco lo legge con il naso, con le orecchie, con le zampe che sentono il terreno cambiare sotto di sé. Non gli manca niente, lassù.
Resto indietro, qualche passo. Li guardo.
Penso spesso a quanto sia facile, quando si ama un cane, dimenticare chi sono davvero. Vengono vestiti, profumati, portati in braccio, trattati come se fossero fragili. E loro si lasciano fare — con quella pazienza infinita che hanno — ma dentro portano qualcosa di antico e selvatico che non va mai via.
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